L’ufficio è più bello se gli impiegati aiutano i designer

28 Set L’ufficio è più bello se gli impiegati aiutano i designer

ACCOGLIENTI SPAZI LAVORATIVI IDEATI SEGUENDO LE ARMONIOSE REGOLE DEL “CODESIGN”, MA NON BASTA : LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA DEVE RENDERE POSSIBILI CONTINUI AGGIUSTAMENTI ANCHE NEGLI ARREDI

C osa hanno in comune banche, uffici 2.0 e biblioteche? Accoglienti spazi lavorativi ideati seguendo le armoniose regole del codesign. Si tratta di un mantra ben preciso: una progettazione a 360 gradi che coinvolge quei tecnici che gli uffici li disegnano e quegli impiegati che li vivono. Non bastano più, insomma, gli architetti stellati (ma solipsisti) per creare gli ambienti professionali ideali. La “progettazione partecipata” deve accompagnare l’esistenza dell’edificio grazie a continui aggiustamenti, negli spazi e negli arredi, che assecondino le esigenze dei lavoratori. Un esempio per tutti è quello realizzato ad Aarhus, in Danimarca, per creare quella che è stata soprannominata la “biblioteca del futuro”. Il progetto, commissionato dall’intera città, è stato affidato allo studio Schimidt Hammer Lassen. Persino il nome della biblioteca, “Dokk1” è stato scelto con una formula democratica. Quella del bando pubblico. Marie Østergård, che coordina i lavori, ha raccontato che non esisteva un’idea già prestabilita su come sarebbe stata la biblioteca e l’unica costante è stata quella di consultarsi con abitanti e bibliotecari, per decidere dove mettere le luci o le scrivanie. Attento studioso del Codesign è Adriano Solidoro, docente dell’Università di Milano Bicocca e membro del centro di ricerca Bicocca Training& Development Center: «Il codesign o design thinking prevede una metodologia in cui si parte dal progetto e si coinvolgono gli utenti finali; in questo modo gli architetti dopo aver ascoltato le necessità aziendali provvedono a inserire spazi verdi, luoghi in cui incontrarsi casualmente per far nascere idee, aree vuote per stimolare la creatività e zone necessarie per i momenti di relax. In particolare chi sceglie il telelavoro ha bisogno di punti d’incontro in cui confrontarsi quando si reca in ufficio ». Quello che Solidoro definisce “processo partecipativo” ha origini miste: «Nasce nei paesi di etnia scandinava e anglosassone e arriva in America, dov’è attualmente materia di studio in molte realtà come la Stanford University e l’Università della Virginia. Un principio indiscutibile è quello della “prototipazione continua” per cui l’interazione prosegue quotidianamente». Su cosa ci si confronta durante i vari incontri? Praticamente su tutto: «Che tipologia di sedie, l’intensità delle luci, quante sale riunioni, dove incontrare i clienti, la necessità di un’eventuale sala stampa, quanto spazio dare alle tecnologie, se usare meno la carta e quindi ridurre stampanti e fotocopiatrici ». E ancora: «Che tipo di arredi, quanto spazio per il tempo libero, dove collocare una palestra o la sala yoga». Il codesign è stato scelto anche in Fastweb per la nuova sede milanese che inaugurerà inizio 2019. In più di 16 mila metri quadrati di uffici, proprio a fianco della Fondazione Prada, si punta a un ambiente di lavoro innovativo. Come ci si è organizzati? Attraverso la creazione di un gruppo di lavoro con la collaborazione di Solidoro, e di workshop multidisciplinari, sono stati individuati bisogni, idee e opportunità di progetto. Spiega Roberto Biazzi, direttore Human Capital Fastweb: «Abbiamo organizzato due ”world cafè” che sono incontri volontari per fare domande e lanciare idee. Quindi sei workshop di co-design per esplorare come lavorare in futuro nella sede, sei learning visit presso le sedi più innovative di altre aziende e due opening meeting per far circolare idee. È infine previsto un contributo da parte di chi lavora fuori sede grazie a dei “survey online” tramite la rete intranet». Cosa troveranno dunque gli impiegati in casa Fastweb il giorno dell’inaugurazione? Una grande working hall al piano terra, che rappresenta una finestra aperta sulla città, un open space dove il verde è parte integrante dello scenario e aiuta la concentrazione, varie sale riunioni e molte focus rom. È fondamentale anche il concetto di “sede responsabile”. Cosa vuol dire? Ognuno sceglie, a seconda degli impegni, la posizione migliore per lavorare. Nella fase iniziale sono stati naturalmente coinvolti igli architetti del prestigioso Studio Citterio Viel & Parners, che segue il progetto. Spiega Solidoro: «La prima riunione tra architetti e dipendenti è stata inizialmente complessa perché gli architetti pensavano di spiegare l’organizzazione al top management, ma andando avanti con le discussioni lo studio di architettura si è reso conto come la metodologia condivisa aggiunge molto anche a loro in termini di idee, creatività, riduzione degli errori ». Queste riunioni “miste” proseguiranno ciclicamente per adeguarsi alle nuove esigenze». Anche la sede di Banca Intesa, in Piazza Marino a Torino, è nata seguendo principi partecipativi. Spiega Luca Tedesi, della Direzione Immobili e Logistica di Intesa San Paolo: «Nel realizzare questo edificio, inaugurato due anni fa, ha prevalso la dinamicità delle esigenze dei dipendenti e, soprattutto, il continuo modificarsi delle attività lavorative. È stato molto utile capire quale livello di personalizzazione dei luoghi e delle scrivanie era necessario». Il risultato? «Per assecondare il lavoro sempre più flessibile abbiamo cercato di “spersonalizzare” il più possibile gli spazi con sale riunioni volanti e modulando gli spazi a seconda delle esigenze della giornata». Anche in Banca Intesa sono stati studiati esempi di realtà lavorative “illuminate”, come le sedi di Google, cui potersi ispirare. Conclude Tedesi: «È ormai chiaro che un ufficio deve rispondere ad alcuni principi necessari che sono stimolare la creatività, avere uno spazio flessibile e seguire un processo evolutivo continuo». Infine, l’ufficio The Edge della Deloitte ad Amsterdam è stato sviluppato seguendo esigenze comuni. Alla base dell’atrio c’è un ristorante, un bar, degli spazi espositivi e una sala conferenze che rappresenta il cuore dell’ufficio e dove tutti possono incontrarsi. Ma c’è di più. Tramite un’app ogni impiegato può regolare la temperatura e l’illuminazione contribuendo così a migliorare la qualità della vita propria e dei vicini di scrivania. In più, sempre assecondando le esigenze dei lavoratori, è stata creta una fitta rete di piste ciclabili che collega le principali arterie della città a The Edge. A destra, la nuova sede di Fastweb a Milano; a sinistra, la Vela di Bbva a Madrid; sopra, The Edge, sede della Deloitte.

 

 

Fonte: Repubblica.it – Economia&Finanza